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  • ” EDUCAZIONE E FUTURO PER LE DONNE DEL CIAD”
    è Il progetto che Fraternità Missionaria presenta nella piattaforma digitale “ForFunding” di Banca IntesaSanPaolo.
    Obiettivo del progetto è liberare le bambine e le adolescenti della diocesi di Pala in Ciad, dalla condizione di sottomissione a cui sono soggette. In quell’area subsahariana, le bambine non godono di grande considerazione e sono considerate un peso di cui liberarsi.
    Diventano così vittime di matrimoni e gravidanze precoci e ravvicinate, dove la media è di 8 figli, correndo grossi rischi sia per se stesse che per i bambini.
    Secondo l’Unicef, la percentuale di donne sposte o andate a convivere prima dei 18 anni è del 68%. 
    Per aiutare queste giovani ad avere la coscienza e la maturità che consenta loro di raggiungere finalmente dignità e indipendenza, l’unica via è l’istruzione e la formazione, sia umana che per lo sviluppo familiare e professionale.
    Un progetto che vede coinvolta la parrocchia di Bissi Mafou con don Benoit Lovati, nella diocesi di Pala, mediante la realizzazione di una struttura, capace di accogliere le ragazze di 60 villaggi circostanti, nella quale organizzare i corsi di istruzione e formazione.
    Fraternità Missionaria, grazie alla donazione di 4.030 euro della signora F.P. che ha voluto restare ha anonima, ha contribuito alla costruzione del pozzo necessario per la struttura e per la comunità.
     Il pozzo è ora una realtà con grande gioia della comunità. P. Benoit ci comunica che è stata trovata l’acqua a 64 mt di profondità.
    Rimane da finanziare la realizzazione della struttura per un importo previsto di 43.000 euro.
    Il costo per le risorse umane ed economiche per il suo funzionamento saranno a carico della parrocchia.
    Il progetto, le sue giustificazioni e l’obiettivo, sono ampiamente descritti nella piattaforma “ForFunding”.
    Obiettivo del progetto
    Creazione di un Centro di formazione per le ragazze dai 14 anni in su e giovani donne analfabete e/o poco scolarizzate della Prefettura di Lagon. Beneficeranno i 60 villaggi coinvolti per una popolazione totale di circa 70.000 persone. Si prevede che annualmente almeno un centinaio di ragazze e giovani donne parteciperanno alle attività del centro.
    Obiettivi specifici
    Alfabetizzazione • Educazione alla Vita e all’Amore  • Diritti umani, in particolare i diritti e doveri della donna, Salute e igiene • Economia domestica • Puericoltura • Alimentazione • Taglio e cucito • Ricamo • Elementi di base di agricoltura e allevamento di animali domestici , Attività generatrici di reddito
    Strutture del Centro di Formazione
    Il Centro  prevede: • 3 sale polivalenti per la formazione e l’atelier di taglio e cucito • 1 ufficio • 3 stanze dormitorio • 1 cucina con magazzino • 3 latrine • 3 docce • 1 punto d’acqua (già finanziato da F.M.).
    La piattaforma digitale “For Funding” di Banca Intesa SanPaolo è uno strumento che offre alle associazioni di volontariato la possibilità di sensibilizzare un ampio numero di persone: una opportunità che anche la nostra associazione ha voluto cogliere.
    Inoltre ognuno potrà verificare quotidianamente online su questa piattaforma lo stato delle donazioni in prospettiva dell’obiettivo: un strumento immediato di grande trasparenza.
    La grande visibilità che il progetto ottiene con questo mezzo che si rivolge ad una vasta platea, offre maggiori possibilità di vedere realizzato l’obiettivo.
    La tutela delle donne è un grande progetto di promozione umana.
    Grazie
    a chi ci aiuterà a realizzarlo.
    DONA ANCHE TU

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  • Il raggiungimento dell’autosufficienza alimentare per i Paesi in Via di Sviluppo è un obiettivo che è tornato prepotentemente alla ribalta per la grave crisi internazionale.

    ” Il segreto dell’autosufficienza alimentare mi è stato rivelato agli albori della mia esperienza africana negli anni 1971. In quegli anni remoti, introducevo la cultura a trazione animale in Ciad e avevo creato una scuola per la formazione dei contadini”  dice p. Martellozzo in una sua riflessione.
    E ricorda:

    “…le culture di esportazione, come il cotone, rappresentano un pericolo per le popolazioni africane se manca la base solida del mercato locale e l’autosufficienza alimentare.
    Per questo, ormai da una vita, mi son dato da fare su più fronti:
    – creazione banche dei cerali per la lotta contro gli usurai dei prodotti agricoli
    – incremento di un’agricoltura ecologica con tecniche naturali di arricchimento del suolo,
    – sviluppo della cultura a trazione animale ( i trattori che distruggono lo strato organico del suolo ).
    orti per le donne,

    piantagioni d’alberi per i bambini delle scuole, e arnie per gli apicoltori.
    In questo momento, qui a Mongo, i contadini che coltivano i prodotti tradizionali (miglio, sorgo, arachidi, sesamo…) non sentono i soprassalti del mercato internazionale.

    Purtroppo devo constatare che l’Africa, un paese dalle possibilità agricole infinite, è diventata schiava delle importazione di grano straniero. Importante che le culture industriali non distruggano l’autonomia alimentare che poggia sui prodotti locali.”
    E’ questo un estratto delle riflessioni di p. Franco. Riflessioni che ci ricordano le azioni concrete  messe in atto da lui per affrontare il problema dell’autosufficienza alimentare.
    Il successo delle Banche dei Cerali con oltre 40.000 aderenti, è stato tale cha ha attirato l’attenzione della grande stampa, così come gli altri interventi concreti.

    Fraternità Missionaria ha supportato p. Franco fin dai tempi in cui Dario nel lontano 1980 andava a cercare l’acqua e ad insegnare agli agricoltori le tecniche per aumentare la produzione.
    Un aiuto che è continuato negli anni e continua fino ad oggi con il sostegno economico e logistico.
    In questi giorni è stato inviato un’altra tranche di 5.000 euro per la costruzione di nuovi aratri a conduzione animale che vanno ad aggiungersi alle migliaia già prodotti.
    Mosè Pagnin

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  • Al pozzo è una festa: una comunità, tanti bambini ringraziano. Finalmente l’acqua, fonte di vita, sgorga pulita dopo aver scavato un pozzo profondo 65 mt. La fatica e l’impegno sono stati premiati.
    E quale miglior augurio di Buona Pasqua, sapere di aver dato la gioia di vivere, una speranza di futuro a tanti bambini.
    Il sorriso e il grazie di quei bambini saranno il miglior ricordo di Mario, e di grande gioia per la signora F.P. di Cadoneghe che ha visto realizzato il sogno suo e del marito, “con l’Africa nel cuore”, come recita la targa.

    Grazie e Buona Pasqua.

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  • Brevi estratti da “FAMIGLIA CRISTIANA” del 5 Marzo
    “In Ciad, uno dei Paesi fra i più poveri e meno alfabetizzati del mondo, prosegue un intenso programma di percorsi educativi per i più piccoli e per promuovere l’emancipazione femminile.
     In un’area dove l’Islam e le religioni tradizionali rappresentano la maggioranza della popolazione e i cristiani sono minoranza, questo favorisce quel dialogo sempre più necessario.
    L’iniziativa ha consentito la realizzazione nella vastissima diocesi di Mongo – con la collaborazione di p. Franco Martellozzo, referente del progetto – di otto scuole e altrettanti orti. La più recente, è stata inaugurata nei giorni scorsi alla presenza di Antonietta Baù, in rappresentanza della Fism, e di suor Indri Olivos che coordina le attività didattiche delle otto scuole, dove si sono alternate diverse figure di grande professionalità
     Sin qui il programma attuato ha consentito di rinnovare percorsi educativi per i più piccoli e di promuovere l’emancipazione femminile.  A partire dalle bambine, maggiormente bisognose di alfabetizzazione. Insomma, un vero “ponte” costruito fra l’Italia e il Ciad,
    Oggi sono le stesse comunità locali a chiedere aiuto nella costruzione di nuove scuole, ..
    La formazione in queste scuole tiene conto del fatto che a volte il 100% dei bambini non sono cristiani e quindi insiste sui valori universali riguardanti la relazione ed il rispetto degli altri.
    Un modo per pronunciare “Prima i bambini”.
    leggi quì l’articolo intero

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  • “Ammiriamo il vostro impegno che da anni ci accompagna e preghiamo perché continui. La preghiamo di esprimere ai soci il nostro grazie, “nostro” perché quanti lavorano in Ospedale sanno quello che fate”, riporta nel suo recente messaggio di auguri mons. Luigi Paiaro, vescovo.
    Affrontare e soddisfare le esigenze di un Ospedale in questo difficile momento in cui il mondo è reso più fragile e incerto per la pandemia, è un lavoro di grande proporzioni per la nostra piccola associazione.

    “Non è mai cessato il nostro impegno a sostenere l’Ospedale, – riferisce il presidente Sergio Mirandolain particolare, ultimamente mi sono interessato per l’approvvigionamento e l’invio di 3 concentratori di ossigeno necessari per combattere il COVID e per l’uso in sala operatoria, di 20 letti ospedalieri e di 4 poltrone a doppio posto, materiale ora in partenza.”

    I report che ci giungono dal direttore dell’Ospedale sono di grande soddisfazione, ma soprattutto sono di stimolo a continuare nel nostro impegno.

    Grazie a quanti ci sostengono in questo importante e impegnativo progetto.

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  • Là dove le bambine non godono di grande considerazione.
    Il progetto si colloca a sud ovest del Ciad, nel dipartimento di Lagon, nella parrocchia di Bissi Mafou, con circa 70,000 abitanti, immersa in un contesto rurale fatto di savana e di circa 50 villaggi sparsi su decine e decine di km. Non esiste corrente elettrica né acqua potabile, ma ci si serve di pozzi a cielo aperto sparsi qua e là nella savana. Le case per la maggior parte sono fatte in mattoni di fango cotto e in pagliericci, e si vive con circa 50 centesimi di euro al giorno,

    Le famiglie sono molto numerose (la media è di 8 figli per donna). La poligamia è molto diffusa, il tasso di analfabetismo e di abbandono scolastico, soprattutto femminile, è elevato a causa della povertà di moltissime famiglie e di tradizioni socioculturali che favoriscono la disparità di genere e l’abbandono scolastico.
    Problemi dell’area di intervento e bisogni della popolazione.
    In questo territorio si ritrovano i problemi tipici dei Paesi dell’Africa Sub-sahariana: povertà diffusa, insicurezza alimentare, diffusione di malattie endemiche (malaria, HIVAIDS, dissenteria, verminosi, ecc.), mancanza di accesso ai beni primari come acqua e medicine, alti tassi di analfabetismo soprattutto femminile.
    L’Africa Subsahariana è inoltre una delle regioni al mondo in cui le donne lavorano di più (fra lavori domestici e agricoli, raccolti da portare al mercato, corvée per acqua e legname, educazione dei figli, assistenza agli anziani, ecc.)
    Le bambine non godono di grande considerazione e sono sottomesse.
    Nella mentalità tradizionale le figlie femmine devono rapidamente prepararsi alla formazione della propria famiglia; aiutano in casa e badano ai numerosi fratellini più piccoli, coltivano abitualmente i campi, sono addette all’approvvigionamento dell’acqua e della legna, si dedicano a pestare con il pilone cereali e legumi nel mortaio, a preparare i pasti, ecc.
    Inoltre, sono assai diffusi i matrimoni e/o le gravidanze precoci e ravvicinate che, oltre ai gravi rischi sanitari, favoriscono la desistenza scolastica delle adolescenti, costrette a interrompere prematuramente la scuola per entrare nella vita sociale degli adulti.
     Per questo il tasso nazionale medio di alfabetizzazione è del 31.33% per gli uomini e 13.95% per le donne (dati della Banca Mondiale 2016).
    L’economista Amartya Sen intervenendo a un seminario a Roma ha dichiarato: “La storia e l’esperienza hanno dimostrato che è l’istruzione delle donne che permette di ridurre la fertilità”.
    In sostanza, il metodo migliore e “naturale” per limitare un eccessivo numero di figli è far studiare le donne. Se una ragazza frequenta la scuola secondaria, infatti, si sposerà più tardi, avrà una visione più ampia e completa della vita, e soprattutto non guarderà più al numero dei figli come all’unica risorsa per garantire la sopravvivenza del suo nucleo familiare per il maggior numero di braccia lavorative.

    Proprio per questi motivi sono fondamentali iniziative che promuovano l’istruzione, ma anche attività di formazione rivolte a bambine e giovani.
    Obiettivo del progetto
    Creazione di un Centro di formazione per le ragazze dai 14 anni in su e giovani donne analfabete e/o poco scolarizzate della Prefettura di Lagon. Beneficeranno i 60 villaggi coinvolti per una popolazione totale di circa 70.000 persone. Si prevede che annualmente almeno un centinaio di ragazze e giovani donne parteciperanno alle attività del centro.
    Obiettivi specifici
    Alfabetizzazione • Educazione alla Vita e all’Amore  • Diritti umani, in particolare i diritti e doveri della donna, Salute e igiene • Economia domestica • Puericoltura • Alimentazione • Taglio e cucito • Ricamo • Elementi di base di agricoltura e allevamento di animali domestici , Attività generatrici di reddito.
     Le risorse umane ed economiche
    Questo progetto mira a valorizzare le risorse umane ed economiche presenti sul posto: i formatori saranno scelti tra le persone competenti in loco, sensibili e disponibili all’emancipazione e promozione della donna.
    Strutture del Centro di Formazione
    Il Centro completo prevede: • 3 sale polivalenti per la formazione e l’atelier di taglio e cucito • 1 ufficio • 3 stanze dormitorio • 1 cucina con magazzino • 3 latrine • 3 docce • 1 punto d’acqua (già finanziato da F.M.).

    “Il costo totale previsto di 55.262.000 euro. Fraternità Missionaria dopo aver contribuito alla costruzione di un pozzo con 4.030,00 euro, contribuirà con ulteriori 12.262,00.
    Si prevede perche per la formazione del personale e per i salari degli operatori siano necessari 16.031,00 euro a carico della popolazione locale.
    Resta da  finanziare 43.000,00 euro: un grande impegno, ma ce la possiamo fare col tuo aiuto.
    Aiutaci a salvare tante bambine da una situazione di sottomissione e gravidanze precoci.
    Dona per i
    l “Centro di formazione ragazze” parrocchia di Bissi Mafou – Pala – in Ciad.

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  • “Quando a marzo 2019 è scoppiata la pandemia, come MAGIS abbiamo sentito un grido di giustizia levarsi dal Ciad: non avevano strutture adatte e sufficienti per far fronte alla pandemia ….
    Il complesso Ospedaliero-Universitario “Le bon Samaritain” di N’Djamena. ha visto intensificarsi l’impegno dei volontari: in particolare grazie all’impulso e alla professionalità del prof. Vittorio Colizzi e all’aiuto dei donatori, abbiamo cercato di fare il possibile per affrontare questa emergenza e salvare quante più vite possibile” …riporta Sabrina Atturo, coordinatrice progetti MAGIS.
    P. Gherardi che ha realizzato quella struttura, con lungimiranza ha voluto anche la Facoltà  Universitaria di Medicina per la formazione di medici.
    Ad oggi oltre 100 medici sono stati formati e operano in Ciad.

    Anche Fraternità Missionaria è partecipe dell’ importante progetto.
    Alla formazione dei medici ha contribuito per 4 anni il prof. Domenico Bottecchia, nostro socio.
    Nel 2021, Fraternità Missionaria ha contribuito, su richiesta di p. Martellozzo, a finanziare le spese mediche con una prima tranche di 10.000 euro.

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  • Povertà diffusa, insicurezza alimentare, diffusione di malattie endemiche (malaria, HIV-AIDS, dissenteria, verminosi, ecc.), mancanza di accesso ai beni primari, acqua e medicine: don Benoit Lovati, missionario, ci manda il ritratto di una zona del Ciad che lascia sgomenti.
    In quella zona, Fraternità Missionaria ha realizzato due progetti, a sostegno delle iniziative di don Giulio, ora parroco a Salzano: nel  2006 il Centro Sanitario a Pala per bambini portatori di handicap e nel 2014 a Tikem un Centro per la formazione di ragazze  contribuendo a ridurre la mortalità da parto ed al miglioramento della sopravvivenza dei bambini.
    Così ci descrive quella realtà don Benoit:
     “A sud ovest del Ciad, con circa 70.000 abitanti, la parrocchia di Bissi Mafou, diocesi di Pala, è totalmente immersa in un contesto rurale fatto di savana e di circa 50 villaggi sparsi su decine e decine di km. Le strade sono piste di savana. Non esiste corrente elettrica né acqua potabile nelle case, ma ci si serve di pozzi a cielo aperto sparsi qua e là nella savana. Le case per la maggior parte sono fatte in mattoni di fango cotto e in pagliericci….
    Si vive con circa 50 centesimi di euro al giorno, principalmente del proprio lavoro agricolo di sussistenza (miglio, sorgo, cotone, arachidi ecc.) e di allevamento di bovini, suini, ovini e pollame. Nella stagione delle piogge molti villaggi sono raggiungibili solo a piedi e la gente resta isolata per più settimane.
    La penuria di acqua potabile da sempre è un drammatico problema. La tecnica dei pozzi a cielo aperto, costruiti con le sole forze delle braccia da temerari scavatori che arrivano fino a 18-20 mt di profondità, non assicura l’acqua per tutto l’anno e spesso non è potabile. Da alcuni anni è nato il progetto che offre perforazioni a macchina fino a 50, 60 metri attingendo alle falde sotterranee.
    La struttura è dotata di una pompa manuale per poter portare l’acqua in superficie. Il pozzo serve la popolazione di un villaggio, e il costo è poco più di 4.000 euro .
    In una cruda realtà ai limiti della sopravvivenza, il pozzo è indispensabile per salvare vite e per il miglioramento delle condizioni di vita.
    Una signora di Cadoneghe, F. P.  ha espresso il desiderio di costruire a sue spese un pozzo in Africa. Don Benoit, ha accolto con gioia questa iniziativa e la signora entusiasta e in lacrime nel veder la realizzazione del suo sogno, ha donato 4.030,00 euro riferisce il Presidente Sergio Mirandola.
    GRAZIE a questa signora che ha voluto realizzare il sogno di salvare delle vite, senza voler apparire.  Grazie a chi dona.
    Grazie anche all’on. Raphael Raduzzi di Cadoneghe per la sua donazione che contribuirà a incrementare i nostri progetti di aiuto.

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