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  • “Quando a marzo 2019 è scoppiata la pandemia, come MAGIS abbiamo sentito un grido di giustizia levarsi dal Ciad: non avevano strutture adatte e sufficienti per far fronte alla pandemia ….
    Il complesso Ospedaliero-Universitario “Le bon Samaritain” di N’Djamena. ha visto intensificarsi l’impegno dei volontari: in particolare grazie all’impulso e alla professionalità del prof. Vittorio Colizzi e all’aiuto dei donatori, abbiamo cercato di fare il possibile per affrontare questa emergenza e salvare quante più vite possibile” …riporta Sabrina Atturo, coordinatrice progetti MAGIS.
    P. Gherardi che ha realizzato quella struttura, con lungimiranza ha voluto anche la Facoltà  Universitaria di Medicina per la formazione di medici.
    Ad oggi oltre 100 medici sono stati formati e operano in Ciad.

    Anche Fraternità Missionaria è partecipe dell’ importante progetto.
    Alla formazione dei medici ha contribuito per 4 anni il prof. Domenico Bottecchia, nostro socio.
    Nel 2021, Fraternità Missionaria ha contribuito, su richiesta di p. Martellozzo, a finanziare le spese mediche con una prima tranche di 10.000 euro.

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  • Riceviamo e vi proponiamo una testimonianza che fa riflettere. Ecco uno stralcio.
    “CAMMINARE CON I POVERI”  
    di Sabrina Atturo, coordinatrice progetti MAGIS
    “E’ un anno e mezzo che sono stata travolta da una nuova incredibile avventura in Ciad per la gestione di progetti. Sono mesi che ho la possibilità di immergermi concretamente nella realtà di un paese estremamente povero, uno degli ultimi nell’Indice di Sviluppo Umano.
    Ogni volta che parto, ogni giorno che vivo in Ciad mi confronto con le mie fragilità, le mie paure, i miei limiti, ma in questo sentirmi piccola e fragile emerge tutta la grazia dei tanti compagni di viaggio.
    Mi sento una creatura limitata e questo mi aiuta ad ascoltare ed accogliere l’altro nelle sue differenze, le sue gioie e le sue debolezze.

    Ma vi ricordo i miei compagni di cammino, i tanti “poveri” come me incontrati. sparsi per il mondo:
    I gesuiti missionari italiani che vivono in Ciad: padre Franco Martellozzo, Padre Angelo Gherardi, Padre Corrado Corti, colonne portanti per le opere che hanno realizzato.  L’ascolto del loro vissuto ti fa sentire piccola.
    i gesuiti in loco, ciadiani e camerunesi,
    i beneficiari del progetto, tecnici di laboratorio, professori, costruttori, elettricisti, guardiani, pazienti,
    i benefattori nei confronti dei quali mi sento profondamente responsabile perché ogni goccia di bene, anche la più piccola, chiede di portare frutto.
    Un’esperienza che definirei “straordinaria” accompagnata da un vissuto ordinario. “


     

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  • Su “Avvenire”del 6 ottobre “focus” sui progetti realizzati da p. Franco Martellozzo: dalla sanità, all’acqua potabile, alle scuole, all’ambiente, alla formazione agricola, alla formazione sociopolitica.  Un’intervista a tutto campo.
    ———————
    Pbblichiamo uno stralcio.

    “Quando si genera vita buona per gli altri e ci si prodiga per il felice compimento della loro esistenza il mondo cambia e diventa una casa più giusta in cui è bello per tutti abitare. Ne è felice esempio quanto accade in Ciad.
    Quì, nella città di Mongo e nella vasta regione circostante, tra il Sahel e il Sahara, migliaia di persone hanno cominciato a vivere dignitosamente e a guardare al futuro con serenità,..
    Qui vive padre Franco Martellozzo, che ha offerto e continua a offrire questa dedizione con generosità. Gesuita, 83 anni, di cui 58 trascorsi nel Paese africano,….
    La maggior parte della popolazione professa la fede islamica; i Cristiani (cattolici e protestanti) sono circa il 3%.
    ………«Il principio che ha sempre guidato la mia opera e nel quale credo convintamente è prendere in mano e cercare di risolvere tutti i problemi che affliggono una popolazione…», osserva padre Franco.
    …..E pensando ai problemi dell’Africa, aggiunge: «Sono convinto che, rafforzando il proprio impegno, la Chiesa di questo continente, che è l’istituzione più radicata e stabile fra quelle presenti, possa autorevolmente guidare l’attuazione di un modello di sviluppo sostenibile e integrale, capace di prendersi davvero cura di ogni essere umano». “
    ——————–
    P. Franco, appena ritornato in Ciad dopo un breve soggiorno in Italia ci scrive  ” Ho ripreso gagliardamente le attività e vi terrò al corrente…. vi ringrazio tutti di cuore per la vostra amicizia calorosa che mi aiuta ad affrontare con coraggio le nuove avventure.
    Con affetto e riconoscenza.”
    Scarica l’intero  articolo Avvenire 6 ottobre    
    Sostieni anche tu i progetti di p. Franco con il tuo dono.  

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  • Povertà diffusa, insicurezza alimentare, diffusione di malattie endemiche (malaria, HIV-AIDS, dissenteria, verminosi, ecc.), mancanza di accesso ai beni primari, acqua e medicine: don Benoit Lovati, missionario, ci manda il ritratto di una zona del Ciad che lascia sgomenti.
    In quella zona, Fraternità Missionaria ha realizzato due progetti, a sostegno delle iniziative di don Giulio, ora parroco a Salzano: nel  2006 il Centro Sanitario a Pala per bambini portatori di handicap e nel 2014 a Tikem un Centro per la formazione di ragazze  contribuendo a ridurre la mortalità da parto ed al miglioramento della sopravvivenza dei bambini.
    Così ci descrive quella realtà don Benoit:
     “A sud ovest del Ciad, con circa 70.000 abitanti, la parrocchia di Bissi Mafou, diocesi di Pala, è totalmente immersa in un contesto rurale fatto di savana e di circa 50 villaggi sparsi su decine e decine di km. Le strade sono piste di savana. Non esiste corrente elettrica né acqua potabile nelle case, ma ci si serve di pozzi a cielo aperto sparsi qua e là nella savana. Le case per la maggior parte sono fatte in mattoni di fango cotto e in pagliericci….
    Si vive con circa 50 centesimi di euro al giorno, principalmente del proprio lavoro agricolo di sussistenza (miglio, sorgo, cotone, arachidi ecc.) e di allevamento di bovini, suini, ovini e pollame. Nella stagione delle piogge molti villaggi sono raggiungibili solo a piedi e la gente resta isolata per più settimane.
    La penuria di acqua potabile da sempre è un drammatico problema. La tecnica dei pozzi a cielo aperto, costruiti con le sole forze delle braccia da temerari scavatori che arrivano fino a 18-20 mt di profondità, non assicura l’acqua per tutto l’anno e spesso non è potabile. Da alcuni anni è nato il progetto che offre perforazioni a macchina fino a 50, 60 metri attingendo alle falde sotterranee.
    La struttura è dotata di una pompa manuale per poter portare l’acqua in superficie. Il pozzo serve la popolazione di un villaggio, e il costo è poco più di 4.000 euro .
    In una cruda realtà ai limiti della sopravvivenza, il pozzo è indispensabile per salvare vite e per il miglioramento delle condizioni di vita.
    Una signora di Cadoneghe, F. P.  ha espresso il desiderio di costruire a sue spese un pozzo in Africa. Don Benoit, ha accolto con gioia questa iniziativa e la signora entusiasta e in lacrime nel veder la realizzazione del suo sogno, ha donato 4.030,00 euro riferisce il Presidente Sergio Mirandola.
    GRAZIE a questa signora che ha voluto realizzare il sogno di salvare delle vite, senza voler apparire.  Grazie a chi dona.
    Grazie anche all’on. Raphael Raduzzi di Cadoneghe per la sua donazione che contribuirà a incrementare i nostri progetti di aiuto.

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  • Una lucida e profonda analisi su un grande problema visto da chi vive in quelle realtà da decenni e ne conosce la storia e la geografia: p. Franco Martellozzo affida a facebook le sue riflessioni fondate sull’esperienza diretta assieme alla concretezza delle soluzioni avviate.
    Ne riportiamo un estratto.
     EMIGRAZIONE CLANDESTINA, FENOMENO INARRESTABILE ?
    di p. Franco Martellozzo – gesuita- da 58 anni in Ciad
     PREMESSA:  Non mi sono ancora permesso di affrontare questo argomento perché talmente complesso che solo gli sciocchi ne parlano a iosa. …..Posso parlare solo a partire dalla mia esperienza personale limitata al Paese nel quale vivo e lavoro, la zona saheliana del Ciad.   Mi domando anche se Facebook sia il luogo adatto a questo argomento. Quanti mi leggeranno fino alla fine? …..….

    LA RICERCA DELL’ORO
    Qualche anno fa l’oro è stato scoperto un po’ dappertutto nel Sahara….I giovani vengono reclutati con contratto firmato e poi messi nel deserto a scavare in condizioni infernali. Se tentano di scappare vengono abbattuti…
     
    L’EMIGRAZIONE VESO LA LIBIA
    Questa filiera è la più infame. Dei trasportatori mafiosi caricano i giovani dai villaggi, gratuitamente, e li trasportano al confine con la Libia. Qui, in combutta con i trasportatori, vengono fatti prigionieri dalle tribù locali e maltrattati e filmati. Le immagini dei giovani torturati vengono mandate ai genitori ai quali viene chiesto un riscatto che va dagli 800.000 franchi cfa, in su.     Questi, poveri contadini, vendono buoi, aratro, carretta, capre e buoi….per pagare. I giovani allora vengono liberati e spariscono in Libia dove diventano mercenari per la guerra, manovali ecc. Evidentemente qualcuno di certo tenta anche di passare in Italia perché ogni tanto, anche se raramente, ci arrivano notizie di annegamenti.
     
    REAZIONE DEGLI ADULTI LOCALI
    Gli adulti, tutti senza eccezione, condannano queste partenze che svuotano i villaggi e riducono alla miseria i poveri genitori….
    1- Questi giovani non hanno più voglia di sfacchinare sulla terra perché hanno il cervello deformato dalle parabole televisive. Vogliono la ricchezza in fretta….
    2- …. Il fenomeno sparirebbe se le autorità locali intervenissero con fermezza … Ma le autorità locali sono impotenti a causa di certi governanti …. Le potenze occidentali se vogliono combattere il fenomeno debbono stangare senza pietà i governanti dei paesi dai quali provengono i profughi. E niente aiuti !
    3- Alcuni genitori non si commuovono più alle immagini dei figli torturati e rifiutano di pagare dichiarando per WhatsApp ai figli: “Avete chiesto il mio parere prima di partire? Adesso arrangiatevi!”  Ho l’impressione che questa svolta dei genitori si sta sviluppando. 
                                   REAZIONE DELLA CHIESA CATTOLICA
    A- LA NOSTRA ANALISI. 
    • La situazione politica corrotta impedisce ai giovani, anche volenterosi, di avere uno spazio nella società facendosi una carriera onesta. Questo stato di cose crea uno scoraggiamento generale e un desiderio fortissimo di fuggire un paese considerato senza avvenire….
    • Certamente le filiere mafiose approfittano del fatto che questi giovani, hanno il cervello lavato dai mass media. Le paraboliche esistono ormai in tutti villaggi e hanno distrutt0 i valori della società tradizionale creando la cultura dell’effimero, del guadagno facile.   I giovani quindi sono disposti a tutto pur di non fare il mestiere del contadino.    La visione di un mondo magico spinge molti ingenui a partire, per qualsiasi via, per far fortuna…..
      MALEDETTI MASS MEDIA? Compreso Facebook che sto utilizzando?  No!  Non maledico nessuno, ma da anni cerchiamo la strada per far uscire i nostri giovani da questa maledetta visione!!
    B- I NOSTRI TENTATIVI DI SOLUZIONE:
    • LEGARE L’ INSEGNAMENTO SCOLASTICO AD ATTIVITA ECONOMICHE
      La scuola infatti, forma solo scribacchini e funzionari statali che raramente e solo con raccomandazione trovano lavoro…La scuola deve preparare i ragazzi a diventare dei bravi agricoltori, muratori, saldatori, non solo scribacchini stipendiati dallo stato.   Insomma qui tutte le scuole elementari e medie dovrebbero avere un ramo professionale legato alle realtà economiche locali.
    2-  CREARE DELLE ATTIVITA ECONOMICHE CHE PERMETTANO AI GIOVANI  DI  USCIRE DA UN’AGRICOLTURA PRIMITIVA E MISERA.  
    • Dopo il solenne fallimento dei trattori, abbiamo formato ormai in tre anni più di due mila giovani all’uso degli attrezzi a trazione animale e alla gestione delle terre e sementi.
    • Abbiamo creato di sana pianta un’officina che fabbrica questi attrezzi a trazione animale per non più importarli dall’estero. Permettiamo così ai fabbri locali di evolvere e di guadagnare onestamente la vita diventando dei veri artigiani. Il mercato degli attrezzi agricoli sarebbe infinito. Sui trenta mila soci della nostra federazione agricola, solo sei o sette mila posseggono l’aratro.
    • Tentiamo di creare un po’ dappertutto degli atelier di apprendistato con tecniche utili all’agricoltura, al giardinaggio, all’allevamento…Insomma a delle attività che aprono il mercato del lavoro. Perfino l’apicultura ha preso piede e diventa un’attività ecologica molto importante.
    • Infine, incoraggiamo i genitori ad organizzarsi per non pagare più i riscatti e stroncare alla radice queste partenze pazze.
           PER FINIRE:
    Si dice che una rondine non fa Primavera. Invertiamo allora il proverbio:” Anche una sola rondine può far Primavera!”
    Scarica il  post integrale MIGRAZIONE CLANDESTINA

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  • Nei Paesi del Sud del Mondo, la varechina si è dimostrata importante strumento per combattere il COVID.
    Padre Franco in Ciad, dopo l’esperienza di aver sconfitto con l’aiuto della varechina il colera a Mongo nel 2011, riconosciuto anche dalle autorità civili, ha dato nuovo slancio alla produzione di varechina, moltiplicando i centri per la sua produzione con i nostri dispositivi e la formazione del personale addetto.  
    Ma non solo in Ciad. Anche in altri Paesi, è aumentata la richiesta di varechina.
    La richiesta alla nostra associazione di nuovi dispositivi da parte di chi aiuta i Paesi poveri, dall’Africa al Paraguay, è ripresa.
    Grazie alla disponibilità e dedizione del nostro socio Giorgio Ferro, che artigianalmente produce questi dispositivi, è stato possibile soddisfare le richieste, sia di nuovi dispositivi che di materiale di ricambio, graffiti, ecc., per quelli in funzione in loco.
                          Dispositivi consegnati:    al 30 giugno 2021    n. 233 in 25 Paesi
    Grazie a quei soci che in silenzio e senza clamore dedicano il loro tempo ad aiutare i più bisognosi.

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  • di Sabrina Atturo coordinatrice progetti MAGIS
    Tornare in Ciad dopo il periodo del Covid-19 che ha segnato la vita di tutti noi, vedere di nuovo gli aeroporti che ricominciano a vivere con le persone che viaggiano, i negozi aperti dona un senso di speranza profonda dopo un periodo brutto quasi alle spalle, la vita che pian piano riprende il suo corso e che, spero ci trovi migliorati nel profondo.
    Quando, agli inizi del 2020, il Covid-19 ha iniziato a sconvolgere le nostre vite in Italia e in Europa, il pensiero del MAGIS è andato subito ai nostri partner nel Sud del mondo.
    Il loro sistema sanitario non avrebbe retto di fronte alla pandemia. Ci siamo subito mobilitati senza riuscire però a fare molto a causa della chiusura delle frontiere in tutto il mondo. Arrivavano richieste giornaliere di dispositivi, di farmaci, di attrezzature per affrontare l’emergenza, ma anche la nostra Europa era presa dall’emergenza e non c’era disponibilità di materiale da inviare all’estero. Giorni di rabbia e sconforto hanno segnato il mondo della cooperazione.

    Verso la fine del mese di maggio, le frontiere si sono pian piano riaperte e, a fronte di una minore pressione sui nostri ospedale e di un aumento della produzione delle attrezzature e dei dispositivi a livello mondiale, siamo riusciti a inviare i primi aiuti. La gioia più grande?  Poter inviare in Ciad, con una valigia diplomatica, il primo alcolometro per permettere all’ospedale di produrre soluzioni detergenti per il personale sanitario! Poca cosa, ne sono consapevole, ma dopo tre mesi di blocco totale vi assicuro che l’entusiasmo per l’alcolometro ha donato nuovo slancio e linfa vitale, un primo timido segno che la pressione Covid-19 si stava allentando sull’Europa e potevamo riprendere con slancio il nostro impegno missionario.
    Da lì a qualche mese abbiamo spedito tutti le apparecchiature utili a realizzare un laboratoriale molecolare Covid-19, il Laboratorio di Grandi Epidemie Tropicali presso il Complesso Universitario-Ospedaliero Le Bon Samaritain a N’Djamena gestito dai padri gesuiti.
    Un progetto gestito direttamente dal MAGIS e reso possibile grazie al finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Iniziativa d’Emergenza a favore delle popolazioni vulnerabili in Camerun e in Ciad AID 08/11762/2019 MAGIS – AICS Sede di Khartoum) e al bando straordinario dell’Ufficio per gli Interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Conferenza Episcopale Italiana con i fondi dell
    8 per mille alla Chiesa Cattolica.  Tanta solidarietà italiana anche nei momenti di profonda crisi interna!
    Avviare un laboratorio specializzato in Covid-19 e organizzare sessioni formative per medici, biologi e tecnici di laboratorio in Ciad, non era fattibile da Roma e così, senza non poche paure e grandi difficoltà diplomatiche per entrare, sono partita in nome e per conto del MAGIS, alla volta del Ciad spinta da un grido per la profonda ingiustizia nell’accesso ai mezzi che avevo vissuto per mesi.
    Una settimana dopo mi ha raggiunto il Prof. Vittorio Colizzi, docente universitario di immunologia e patologia, specializzato in malattie infettive e in igiene della Sanità pubblica, esperto della sanità africana da oltre 20 anni, che senza tentennare, ha messo a disposizione le sue competenze per seguire, guidare e accompagnare la formazione Covid-19 del personale sanitario in Ciad. Una presenza che è stata vissuta come un segno tangibile di una solidarietà che nei momenti di crisi non si chiude ma deve resta aperta agli altri.
    Come ha ribadito più volte Papa Francesco in questo tempo di crisi, “nessuno di salva da solo, ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, chiamati a remare insieme”, mettersi a servizio gli uni degli altri anche nei momenti bui per vivere in pienezza il senso dell’appartenenza ad un’unica famiglia umana.
    Per fortuna il Ciad non è stato colpito pesantemente dal Covid-19 così come lo siamo stati noi, sarebbe stata la catastrofe totale, un sistema sanitario incapace di reggere la pressione…Ma il nostro impegno non è finito ancora.
    Ora la sfida che ci attende è quella di continuare a rafforzare la capacità di sorveglianza epidemiologica in Ciad, la formazione dei tecnici, capire le ragioni della resistenza immunologica al Covid-19, rafforzare i laboratori di biologia molecolare perché restano sfide aperte sulla malaria, le epatiti e le altre epidemie che, in Ciad, continuano ad essere la causa di migliaia di morti ogni anno e sulle quali non bisogna abbassare l’attenzione mondiale.
    Per tutto questo e molto altro, sono di nuovo sotto il cielo ciadiano sempre caldo (40°) e profondamente accogliente.
    Sabrina Atturo            N’Djamena 11Giugno 2021 

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  • L’autosufficienza alimentare della popolazione del Ciad è il vero traguardo da perseguire: “solo così si potrà superare l’assistenzialismo” dice p. Franco.
    Dopo aver eliminato l’influenza nefasta sugli agricoltori da parte degli strozzini con il successo delle banche dei cereali, ben 400 con 40.000 capi famiglia aderenti, ora p. Franco punta a continuare la fornitura di aratri ed erpici a trazione animale, che si sono dimostrati i più adatti per non distruggere l’humus.
    Il progetto comprende anche la formazione agraria dei contadini e la formazione di fabbri, già 6 finora, per la loro costruzione e manutenzione.

    L’appello è stato accolto da Fraternità Missionaria e Mano Amica con la decisione di finanziare con un importo di euro 10.000 cad., la fornitura di 800 aratri, integrando quanto spendono i contadini per il loro acquisto.
    Un progetto avviato nel 2018, ma che ora deve soddisfare una richiesta crescente da parte degli agricoltori che hanno visto il netto miglioramento della produttività.
    “Se i contadini hanno il loro aratro, possono finalmente contare sull’autonomia alimentare e superare anche le difficoltà derivanti dalla crisi politica che sta trascinando il Ciad sull’orlo di una guerra civile” dice p. Franco nel corso di una videoconferenza con i Presidenti delle due associazioni.
    E il grazie di p. Franco va a quanti hanno dimostrato questa sensibilità, consigli direttivi e soci, fornendo un concreto aiuto.

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