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  • L’istruzione è la via per il riscatto delle giovani generazioni, specie nei Paesi in via di Sviluppo.  La denominazione stessa che noi utilizziamo per questi Paesi è cambiata.
    Prima, con un misto di compassione, li chiamavamo Paesi Sottosviluppati; ora la loro voglia di crescere, di diventare protagonisti, ci ha coinvolto, al punto di chiamarli Paesi in Via di Sviluppo.
    E la loro voglia viene dal basso, dai più giovani, che vogliono emergere, crearsi un futuro.
    Un grande esempio ci viene da un villaggio del Ciad, Banama, dove le giovani ragazze lavorano per pagarsi gli studi. Purtroppo esistono ancora sacche di povertà per cui i genitori non hanno la possibilità di pagare lo studio, o addirittura lo ritengono una cosa inutile per le donne.
    E così ecco che si materializza la loro volontà di studiare creando nuove opportunità di lavoro, con gli orti, con l’agricoltura, per avere così una fonte di guadagno.
    Un’attività che ha attratto l’attenzione dei giovani maschi al punto da dare il loro aiuto alle colleghe. Anche questa una rivoluzione culturale.
    Una lezione per i nostri giovani, ma non solo.
    Un impegno che ha ottenuto il sostegno di p. Franco Martellozzo, da sempre proiettato a dare impulso per una crescita morale e materiale di quelle popolazioni.
    Un impegno che ha anche il nostro sostegno.
    Mosè Pagnin

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  • Di ritorno dall’ultimo dei suoi viaggi in Ciad, Antonietta Baù ci racconta una realtà che ci sorprende e ci fa riflettere.  Ecco un breve estratto delle sue impressioni:
    “Gli orti, i pozzi, le scuole, l’alfabetizzazione degli adulti: tutto questo e tanto altro ho nella mente e nel cuore, al ritorno dal breve viaggio nella diocesi di Mongo dove p. Franco sta realizzando questi progetti.
    Un cantiere continuo, un’evoluzione dei progetti che di giorno in giorno, allargano l’orizzonte ed aggiungono tasselli nella costruzione di comunità laboriose e solidali.
    Mi ha colpito vedere l’entusiasmo, la caparbietà e la fatica delle donne che si recano al mattino presto, facendo km di strada, negli orti per curare gli ortaggi, preparare il terreno per nuove semine e dare acqua.
    Ma per loro è solo l’inizio della giornata. In seguito vanno a legna, mandano i bimbi a scuola e preparano i pasti.  E si incontrano regolarmente in gruppo per la valutazione del lavoro degli orti comunitari, provvedere alla vendita al mercato dei prodotti e all’acquisto degli strumenti di lavoro.
    Con i loro modesti guadagni riescono a pagare la scuola per i figli, migliorare l’alimentazione e pagare i farmaci.
    Ma non è finita.  Si sono organizzate per andare a scuola di sera, per imparare a leggere e scrivere, consapevoli del loro ruolo nella società.
    Donne coraggiose, degne della massima stima e considerazione. Un esempio per noi.”

    M.P.

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