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  • Povertà diffusa, insicurezza alimentare, diffusione di malattie endemiche (malaria, HIV-AIDS, dissenteria, verminosi, ecc.), mancanza di accesso ai beni primari, acqua e medicine: don Benoit Lovati, missionario, ci manda il ritratto di una zona del Ciad che lascia sgomenti.
    In quella zona, Fraternità Missionaria ha realizzato due progetti, a sostegno delle iniziative di don Giulio, ora parroco a Salzano: nel  2006 il Centro Sanitario a Pala per bambini portatori di handicap e nel 2014 a Tikem un Centro per la formazione di ragazze  contribuendo a ridurre la mortalità da parto ed al miglioramento della sopravvivenza dei bambini.
    Così ci descrive quella realtà don Benoit:
     “A sud ovest del Ciad, con circa 70.000 abitanti, la parrocchia di Bissi Mafou, diocesi di Pala, è totalmente immersa in un contesto rurale fatto di savana e di circa 50 villaggi sparsi su decine e decine di km. Le strade sono piste di savana. Non esiste corrente elettrica né acqua potabile nelle case, ma ci si serve di pozzi a cielo aperto sparsi qua e là nella savana. Le case per la maggior parte sono fatte in mattoni di fango cotto e in pagliericci….
    Si vive con circa 50 centesimi di euro al giorno, principalmente del proprio lavoro agricolo di sussistenza (miglio, sorgo, cotone, arachidi ecc.) e di allevamento di bovini, suini, ovini e pollame. Nella stagione delle piogge molti villaggi sono raggiungibili solo a piedi e la gente resta isolata per più settimane.
    La penuria di acqua potabile da sempre è un drammatico problema. La tecnica dei pozzi a cielo aperto, costruiti con le sole forze delle braccia da temerari scavatori che arrivano fino a 18-20 mt di profondità, non assicura l’acqua per tutto l’anno e spesso non è potabile. Da alcuni anni è nato il progetto che offre perforazioni a macchina fino a 50, 60 metri attingendo alle falde sotterranee.
    La struttura è dotata di una pompa manuale per poter portare l’acqua in superficie. Il pozzo serve la popolazione di un villaggio, e il costo è poco più di 4.000 euro .
    In una cruda realtà ai limiti della sopravvivenza, il pozzo è indispensabile per salvare vite e per il miglioramento delle condizioni di vita.
    Una signora di Cadoneghe, F. P.  ha espresso il desiderio di costruire a sue spese un pozzo in Africa. Don Benoit, ha accolto con gioia questa iniziativa e la signora entusiasta e in lacrime nel veder la realizzazione del suo sogno, ha donato 4.030,00 euro riferisce il Presidente Sergio Mirandola.
    GRAZIE a questa signora che ha voluto realizzare il sogno di salvare delle vite, senza voler apparire.  Grazie a chi dona.
    Grazie anche all’on. Raphael Raduzzi di Cadoneghe per la sua donazione che contribuirà a incrementare i nostri progetti di aiuto.

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  • In collaborazione con la Caritas Antoniana, il primo pozzo è stato realizzato in Ottobre dal nostro Presidente nel villaggio di Kimongo, diocesi di Nkayi.  In precedenza la popolazione del villaggio attingeva acqua malsana da un vecchio pozzo con conseguenze immaginabili.
    Ma anche l’acqua del nuovo pozzo va costantemente monitorata. Potabilizzare l’acqua  con la varechina è la via migliore per quelle terre d’Africa. Quindi, dimostrazione e istruzioni sul  funzionamento del nostro dispositivo,che si è rivelato strumento necessario anche là dove si costruiscono nuovi pozzi.

     

       

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  •   “Atobrenta.it”, consorzio di enti locali sensibile ai problemi dell’acqua come risorsa e sviluppo, ha sostenuto il nostro progetto per la costruzione di 2 pozzi in 2 villaggi vicini a Mongo.
    Il primo pozzo è stato terminato, e finalmente 1.500 abitanti del villaggio di Baljè  possono accedere all’acqua.
    Il pozzo profondo 18 metri e largo 1,40 ha le pareti rinforzate di cemento armato per evitare il crollo a causa delle piogge.
    Comprende anche abbeveratoi indispensabili per il bestiame.
    Un altro passo per dare a quelle popolazioni speranza di vita migliore.

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