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  • “Quando a marzo 2019 è scoppiata la pandemia, come MAGIS abbiamo sentito un grido di giustizia levarsi dal Ciad: non avevano strutture adatte e sufficienti per far fronte alla pandemia ….
    Il complesso Ospedaliero-Universitario “Le bon Samaritain” di N’Djamena. ha visto intensificarsi l’impegno dei volontari: in particolare grazie all’impulso e alla professionalità del prof. Vittorio Colizzi e all’aiuto dei donatori, abbiamo cercato di fare il possibile per affrontare questa emergenza e salvare quante più vite possibile” …riporta Sabrina Atturo, coordinatrice progetti MAGIS.
    P. Gherardi che ha realizzato quella struttura, con lungimiranza ha voluto anche la Facoltà  Universitaria di Medicina per la formazione di medici.
    Ad oggi oltre 100 medici sono stati formati e operano in Ciad.

    Anche Fraternità Missionaria è partecipe dell’ importante progetto.
    Alla formazione dei medici ha contribuito per 4 anni il prof. Domenico Bottecchia, nostro socio.
    Nel 2021, Fraternità Missionaria ha contribuito, su richiesta di p. Martellozzo, a finanziare le spese mediche con una prima tranche di 10.000 euro.

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  • Nei Paesi del Sud del Mondo, la varechina si è dimostrata importante strumento per combattere il COVID.
    Padre Franco in Ciad, dopo l’esperienza di aver sconfitto con l’aiuto della varechina il colera a Mongo nel 2011, riconosciuto anche dalle autorità civili, ha dato nuovo slancio alla produzione di varechina, moltiplicando i centri per la sua produzione con i nostri dispositivi e la formazione del personale addetto.  
    Ma non solo in Ciad. Anche in altri Paesi, è aumentata la richiesta di varechina.
    La richiesta alla nostra associazione di nuovi dispositivi da parte di chi aiuta i Paesi poveri, dall’Africa al Paraguay, è ripresa.
    Grazie alla disponibilità e dedizione del nostro socio Giorgio Ferro, che artigianalmente produce questi dispositivi, è stato possibile soddisfare le richieste, sia di nuovi dispositivi che di materiale di ricambio, graffiti, ecc., per quelli in funzione in loco.
                          Dispositivi consegnati:    al 30 giugno 2021    n. 233 in 25 Paesi
    Grazie a quei soci che in silenzio e senza clamore dedicano il loro tempo ad aiutare i più bisognosi.

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  • di Sabrina Atturo coordinatrice progetti MAGIS
    Tornare in Ciad dopo il periodo del Covid-19 che ha segnato la vita di tutti noi, vedere di nuovo gli aeroporti che ricominciano a vivere con le persone che viaggiano, i negozi aperti dona un senso di speranza profonda dopo un periodo brutto quasi alle spalle, la vita che pian piano riprende il suo corso e che, spero ci trovi migliorati nel profondo.
    Quando, agli inizi del 2020, il Covid-19 ha iniziato a sconvolgere le nostre vite in Italia e in Europa, il pensiero del MAGIS è andato subito ai nostri partner nel Sud del mondo.
    Il loro sistema sanitario non avrebbe retto di fronte alla pandemia. Ci siamo subito mobilitati senza riuscire però a fare molto a causa della chiusura delle frontiere in tutto il mondo. Arrivavano richieste giornaliere di dispositivi, di farmaci, di attrezzature per affrontare l’emergenza, ma anche la nostra Europa era presa dall’emergenza e non c’era disponibilità di materiale da inviare all’estero. Giorni di rabbia e sconforto hanno segnato il mondo della cooperazione.

    Verso la fine del mese di maggio, le frontiere si sono pian piano riaperte e, a fronte di una minore pressione sui nostri ospedale e di un aumento della produzione delle attrezzature e dei dispositivi a livello mondiale, siamo riusciti a inviare i primi aiuti. La gioia più grande?  Poter inviare in Ciad, con una valigia diplomatica, il primo alcolometro per permettere all’ospedale di produrre soluzioni detergenti per il personale sanitario! Poca cosa, ne sono consapevole, ma dopo tre mesi di blocco totale vi assicuro che l’entusiasmo per l’alcolometro ha donato nuovo slancio e linfa vitale, un primo timido segno che la pressione Covid-19 si stava allentando sull’Europa e potevamo riprendere con slancio il nostro impegno missionario.
    Da lì a qualche mese abbiamo spedito tutti le apparecchiature utili a realizzare un laboratoriale molecolare Covid-19, il Laboratorio di Grandi Epidemie Tropicali presso il Complesso Universitario-Ospedaliero Le Bon Samaritain a N’Djamena gestito dai padri gesuiti.
    Un progetto gestito direttamente dal MAGIS e reso possibile grazie al finanziamento dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (Iniziativa d’Emergenza a favore delle popolazioni vulnerabili in Camerun e in Ciad AID 08/11762/2019 MAGIS – AICS Sede di Khartoum) e al bando straordinario dell’Ufficio per gli Interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della Conferenza Episcopale Italiana con i fondi dell
    8 per mille alla Chiesa Cattolica.  Tanta solidarietà italiana anche nei momenti di profonda crisi interna!
    Avviare un laboratorio specializzato in Covid-19 e organizzare sessioni formative per medici, biologi e tecnici di laboratorio in Ciad, non era fattibile da Roma e così, senza non poche paure e grandi difficoltà diplomatiche per entrare, sono partita in nome e per conto del MAGIS, alla volta del Ciad spinta da un grido per la profonda ingiustizia nell’accesso ai mezzi che avevo vissuto per mesi.
    Una settimana dopo mi ha raggiunto il Prof. Vittorio Colizzi, docente universitario di immunologia e patologia, specializzato in malattie infettive e in igiene della Sanità pubblica, esperto della sanità africana da oltre 20 anni, che senza tentennare, ha messo a disposizione le sue competenze per seguire, guidare e accompagnare la formazione Covid-19 del personale sanitario in Ciad. Una presenza che è stata vissuta come un segno tangibile di una solidarietà che nei momenti di crisi non si chiude ma deve resta aperta agli altri.
    Come ha ribadito più volte Papa Francesco in questo tempo di crisi, “nessuno di salva da solo, ci siamo trovati su una stessa barca fragili e disorientati, chiamati a remare insieme”, mettersi a servizio gli uni degli altri anche nei momenti bui per vivere in pienezza il senso dell’appartenenza ad un’unica famiglia umana.
    Per fortuna il Ciad non è stato colpito pesantemente dal Covid-19 così come lo siamo stati noi, sarebbe stata la catastrofe totale, un sistema sanitario incapace di reggere la pressione…Ma il nostro impegno non è finito ancora.
    Ora la sfida che ci attende è quella di continuare a rafforzare la capacità di sorveglianza epidemiologica in Ciad, la formazione dei tecnici, capire le ragioni della resistenza immunologica al Covid-19, rafforzare i laboratori di biologia molecolare perché restano sfide aperte sulla malaria, le epatiti e le altre epidemie che, in Ciad, continuano ad essere la causa di migliaia di morti ogni anno e sulle quali non bisogna abbassare l’attenzione mondiale.
    Per tutto questo e molto altro, sono di nuovo sotto il cielo ciadiano sempre caldo (40°) e profondamente accogliente.
    Sabrina Atturo            N’Djamena 11Giugno 2021 

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