

Le buone notizie non attirano l’attenzione, ma questa sarà motivo di sollievo per tante donne del Ciad.
La Regione ci comunica che sarà finanziato il progetto “Liberazione della donna dalla schiavitù domestica”.
Una condizione di vita, la schiavitù domestica, per noi difficilmente immaginabile, ma che purtroppo esiste, come è descritta nel progetto:
“… la donna non solo è succube della poligamia islamica, ma subisce anche la schiavitù della tradizione in campo alimentare. L’uomo si occupa del miglio per la polenta, la donna deve provvedere al companatico, e a tutte le altre incombenze… In più deve attingere l’acqua in un pozzo lontano e trovar la legna…”
Come intervenire concretamente? L’obiettivo è raggiungibile con la realizzazione di orti comunitari, dove le donne possono col loro lavoro provvedere al sostentamento della famiglia e avere una fonte di reddito.
Il progetto consiste nella costruzione di pozzi, a volte anche con perforazioni fino a 65 metri, nella recinzione robusta per evitare l’ingresso di animali selvatici, e nella logistica con fornitura delle attrezzature necessarie.
Per sostenere i costi, oltre all’intervento di F.M, si aggiungerà il finanziamento della Regione per euro 24.818,28, riferisce Sergio Mirandola estensore del progetto.
La realizzazione del progetto prevede la partecipazione attiva dei responsabili delle Banche dei Cereali sotto il coordinamento e la direzione di p. Franco Martellozzo.
Un impegno che ha già visto realizzati da p. Franco 75 orti comunitari e 160 pozzi.
Il miglioramento della situazione socio-economica che deriva da questi interventi è apprezzata dai responsabili civili, il sultano e il governatore della regione, che hanno voluto dare un certificato di riconoscenza a p. Franco.
Mosè Pagnin





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